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Blog · Fisco e norme

Reverse charge in edilizia: quando la fattura va senza IVA, e quando no

Pulizia, demolizione, installazione di impianti e completamento di edifici fra partite IVA vanno senza IVA, e non solo in subappalto. Le due regole che si confondono, i casi che restano fuori, cosa scrivere in fattura e l’errore che costa la sanzione.

Yassine Toumi8 minuti

Il reverse charge, o inversione contabile, è la regola per cui chi emette la fattura non applica l’IVA e chi la riceve la assolve da sé. Per l’artigiano che lavora in subappalto o per altre imprese è la differenza fra incassare 10.000 euro e incassarne 12.200, e sbagliarla costa una sanzione.

La confusione nasce dal fatto che le regole sono due, e si sovrappongono.

La prima regola: il subappalto in edilizia

È la lettera a) dell’articolo 17, comma 6, del DPR 633/72. Si applica alle prestazioni rese da subappaltatori nei confronti di imprese di costruzione o ristrutturazione, oppure di un appaltatore principale o di un altro subappaltatore.

Le condizioni sono tre, e devono esserci tutte:

  • c’è un contratto di subappalto, non un appalto diretto dal committente;
  • l’attività rientra nel settore delle costruzioni;
  • entrambe le parti sono soggetti IVA.

Se lavori direttamente per il committente, anche impresa, questa regola non si applica: fatturi con IVA.

La seconda regola, quella che quasi nessuno conosce

È la lettera a-ter), introdotta nel 2015, ed è molto più larga. Riguarda quattro tipi di prestazioni relative a edifici:

  • pulizia;
  • demolizione;
  • installazione di impianti;
  • completamento.

Qui non serve nessun subappalto. Basta che la prestazione sia una di queste quattro, che riguardi un edificio, e che entrambe le parti siano soggetti IVA. Vale anche se il cliente non è un’impresa edile: un ufficio, un negozio, uno studio professionale, un condominio con partita IVA.

È la regola che riguarda più artigiani di tutte, perché comprende gli impianti: elettrico, idraulico, riscaldamento, condizionamento, antincendio, allarme.

Quando NON si applica

Restano fuori, e quindi con IVA normale:

  • i lavori per un privato senza partita IVA. Il reverse charge esiste solo fra soggetti IVA. Il bagno della signora Moretti si fattura con l’IVA al 10%;
  • le prestazioni non relative a edifici: strade, piazzali, terreni, parcheggi scoperti, impianti fotovoltaici a terra. La parola «edifici» è restrittiva ed è stata scelta apposta;
  • le cessioni di soli beni senza posa: se vendi materiale e basta, è una vendita, con IVA;
  • le prestazioni fuori dai quattro tipi: per esempio la sola manutenzione ordinaria che non rientra nel completamento, o le riparazioni che non configurano installazione. È la zona grigia dove serve il commercialista.

Il caso che manda in confusione tutti: impianti e manutenzione

L’installazione di un impianto rientra. La manutenzione dello stesso impianto, in generale, no, perché non è installazione. Ma se l’intervento comporta la sostituzione di parti rilevanti o la messa in opera di componenti nuovi, il confine si sposta.

La regola pratica che riduce gli errori: se stai posando qualcosa che diventa parte dell’edificio, sei nell’installazione; se stai riparando o controllando, no. Nei casi dubbi la scelta va fatta con chi tiene la tua contabilità, e va fatta prima di emettere la fattura, non dopo.

Cosa scrivere in fattura

Quando si applica l’inversione contabile la fattura:

  • riporta l’imponibile senza IVA;
  • riporta la dicitura «inversione contabile», che è obbligatoria (articolo 21, comma 6-bis);
  • indica la norma: articolo 17, comma 6, lettera a) o lettera a-ter), del DPR 633/72, a seconda del caso;
  • nella fattura elettronica usa la natura N6.7 per le prestazioni edili in subappalto o N6.3 per gli altri casi previsti, secondo la codifica in vigore.

Il cliente integra la fattura con l’IVA e la registra sia negli acquisti sia nelle vendite: per lui è un’operazione neutra.

Perché sbagliarla costa

Se applichi l’IVA dove andava il reverse charge, o viceversa, l’errore ha due conseguenze: il cliente si trova con una fattura che non può registrare correttamente, e c’è una sanzione. Nella maggior parte dei casi, quando l’imposta è stata comunque assolta, la sanzione è in misura fissa e contenuta; diventa proporzionale nei casi più gravi, per esempio quando l’operazione è stata occultata.

Tradotto: non è la fine del mondo, ma è una noia evitabile e fa una pessima figura con il cliente impresa, che se ne accorge subito.

L’effetto sulla cassa, che è la parte che si sente

Con il reverse charge non incassi l’IVA. Sembra neutro, e sul risultato lo è, ma sulla liquidità no: se compri materiali con IVA e fatturi senza, accumuli credito IVA. Per un’impresa che lavora prevalentemente in subappalto è la norma, e si gestisce chiedendo il rimborso o la compensazione, non subendola.

È lo stesso problema di cassa, in direzione opposta, di cui parliamo nell’articolo sul bonifico parlante: sono i due motivi per cui imprese con buoni margini si trovano senza soldi in banca.

La domanda da fare al cliente prima di preventivare

Una sola: hai partita IVA? E, se sì, di che tipo di intervento si tratta fra quei quattro.

La risposta cambia il totale del preventivo del ventidue o del dieci per cento, e cambiarla dopo, quando la fattura è già partita, significa una nota di variazione e una spiegazione. Meglio chiedere prima. La nota di credito, se serve, la spieghiamo nel suo articolo.

Come lo fa Taskiro

In Taskiro il regime IVA si decide sulla riga del preventivo, non sul totale: una prestazione in reverse charge e una imponibile possono stare nello stesso lavoro senza confondersi, e la fattura preparata riporta la dicitura giusta per ognuna.

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Fonti
  1. 01D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 17, comma 6, lettere a) e a-ter)
  2. 02Agenzia delle Entrate, circolare 14/E del 27 marzo 2015 (reverse charge nel settore edile)
  3. 03D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 21, comma 6-bis (indicazione dell’inversione contabile)

Questo articolo spiega le regole in modo generale e non sostituisce il parere del tuo commercialista o del tuo consulente sul caso specifico. Gli esempi con nomi e numeri sono dimostrativi.

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