Bonifico parlante: la ritenuta non è più il 4%, ed è un problema di cassa
Sui bonifici per le detrazioni edilizie la banca trattiene l’11% dal 1° marzo 2024, non il 4% che quasi tutti cercano ancora. Cosa deve contenere il bonifico perché la detrazione sia valida, quanto pesa davvero sulla cassa dell’impresa e come tenerne conto nel preventivo.
Yassine Toumi6 minuti
Se cerchi «ritenuta 4% bonifico» trovi ancora centinaia di pagine. Quel numero è vecchio di due revisioni. Sui bonifici che i clienti fanno per ottenere le detrazioni edilizie, la banca o Poste trattengono oggi l’11%, non il 4 e nemmeno l’8: l’aliquota è salita dall’8 all’11 per cento a partire dal 1° marzo 2024 (legge di bilancio 2024).
Non è una curiosità fiscale. È un problema di cassa, ed è il tipo di problema che si sente su ogni singolo lavoro agevolato.
Come funziona
Quando un cliente paga con un bonifico che indica di riguardare spese per cui spetta una detrazione, la banca non ti accredita tutto: trattiene una percentuale a titolo di acconto sulle tue imposte e la versa all’erario. Tu la ritrovi come credito e la recuperi in dichiarazione, l’anno dopo.
Quindi non è una tassa in più: è liquidità che arriva più tardi. Su un lavoro da 50.000 euro, l’11% fa 5.500 euro che entrano con un anno di ritardo. Su un’impresa che fa trecentomila euro di lavori agevolati l’anno, sono trentatremila euro fermi.
Cosa deve contenere il bonifico perché la detrazione valga
Il bonifico si chiama «parlante» perché deve dire delle cose precise. Se ne manca una, il cliente rischia di perdere la detrazione, e la telefonata arriva a te. Servono:
- la causale con il riferimento normativo dell’agevolazione, che per i lavori di recupero del patrimonio edilizio è l’articolo 16-bis del TUIR;
- il codice fiscale di chi beneficia della detrazione, cioè chi paga e detrae;
- la partita IVA o il codice fiscale dell’impresa che riceve;
- il riferimento alla fattura: numero e data.
Molte banche hanno un modulo già predisposto per i bonifici agevolati: è quello da usare. Un bonifico ordinario, senza queste indicazioni, non dà diritto alla detrazione, e sistemarlo dopo è complicato.
Cosa conviene dire al cliente, e quando
Prima del pagamento, non dopo. La cosa più utile che puoi fare, e che quasi nessuno fa, è consegnare al cliente insieme alla fattura un foglietto con i dati esatti da mettere nel bonifico: causale, il tuo codice fiscale o partita IVA, numero e data della fattura.
Costa due minuti e ti evita la parte peggiore del mestiere, cioè spiegare a un cliente arrabbiato che ha perso una detrazione da diecimila euro per una causale scritta male.
Come tenerne conto nel preventivo e nella cassa
Tre accorgimenti pratici.
Nel preventivo, scrivi che il pagamento avverrà con bonifico dedicato alle detrazioni e che l’importo accreditato sarà al netto della ritenuta di legge. Non cambia quanto ti deve il cliente, ma evita la discussione al primo accredito, quando arriva meno di quanto c’era sulla fattura.
Negli acconti, ricordati che la ritenuta colpisce ogni bonifico, non solo il saldo. Se lavori con acconti al 30% e stati di avanzamento, la trattenuta si applica ogni volta.
Nel piano di cassa, considera l’11% dei lavori agevolati come denaro che rientra l’anno dopo. È la ragione per cui imprese con ottimi margini si trovano senza liquidità proprio negli anni in cui lavorano di più sulle ristrutturazioni.
La ritenuta non è l’unica cosa che rallenta l’incasso
Su un lavoro agevolato le cose che spostano soldi nel tempo sono tre, e si sommano: l’11% trattenuto dalla banca, l’IVA che versi prima di incassare del tutto, e i tempi di pagamento del cliente.
Per questo, su questo tipo di lavori, gli acconti contano più che altrove. Un acconto del 30% all’ordine e stati di avanzamento mensili non sono una pretesa: sono la condizione per non finanziare tu la ristrutturazione del cliente. Ne parliamo nell’articolo sullo stato di avanzamento lavori.
Quando la ritenuta non si applica
Non si applica ai bonifici ordinari, cioè a quelli per lavori che non danno diritto a nessuna detrazione: una manutenzione in un capannone, un intervento per un’impresa, un lavoro pagato da chi non detrae. In quei casi ti accreditano tutto.
Il punto di attenzione è il contrario: un cliente che fa un bonifico parlante per un lavoro che non dà diritto alla detrazione crea un problema a entrambi. Se il lavoro non è agevolabile, va detto prima, e il bonifico va fatto ordinario.
Quello che resta vero indipendentemente dalle aliquote
Le percentuali delle detrazioni edilizie cambiano quasi ogni anno con la legge di bilancio, e cambiano anche gli interventi ammessi. Quello che non cambia è il meccanismo: bonifico dedicato, dati obbligatori nella causale, trattenuta alla fonte, credito recuperato in dichiarazione.
Per le aliquote e gli interventi ammessi nell’anno in corso, la fonte da guardare è sempre la guida dell’Agenzia delle Entrate aggiornata, non un articolo, questo compreso. Qui trovi il meccanismo, non l’elenco dei bonus.
In Taskiro l’incasso previsto di un lavoro tiene conto di quello che arriva davvero: se il cliente paga con bonifico per le detrazioni, la trattenuta si vede prima, non alla fine. Il consuntivo resta sul margine, e la cassa su quello che entra.
Entra in lista d’attesa- 01D.L. 31 maggio 2010, n. 78, art. 25 (ritenuta sui bonifici per spese detraibili)
- 02Legge 30 dicembre 2023, n. 213 (Bilancio 2024), art. 1, comma 88 (aliquota all’11% dal 1° marzo 2024)
- 03D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR), art. 16-bis (detrazione per interventi di recupero)
Questo articolo spiega le regole in modo generale e non sostituisce il parere del tuo commercialista o del tuo consulente sul caso specifico. Gli esempi con nomi e numeri sono dimostrativi.