CILA, SCIA o niente: quale pratica serve per i lavori che fai
L’artigiano non presenta la pratica, ma senza quella giusta il lavoro è abusivo e la detrazione del cliente salta. Cosa rientra in edilizia libera, quando serve la CILA, quando la SCIA e quando il permesso di costruire. Cosa chiedere al cliente prima di iniziare.
Yassine Toumi8 minuti
La pratica edilizia non la presenti tu. La presenta il committente, quasi sempre tramite un tecnico abilitato. Ma sapere quale serve è affare tuo per due motivi molto concreti: senza il titolo giusto il lavoro è abusivo e ne rispondi anche tu come esecutore, e il cliente perde la detrazione, il che finisce in una discussione che riguarda te.
Ecco la mappa, dal caso più leggero al più pesante.
Edilizia libera: nessuna pratica
Sono gli interventi elencati dall’articolo 6 del Testo unico dell’edilizia e dettagliati nel Glossario unico del 2018: non serve nessun titolo, basta eseguirli a regola d’arte.
Rientrano, fra gli altri, la manutenzione ordinaria (tinteggiature, sostituzione di pavimenti, di sanitari, di infissi senza modifiche, riparazione di impianti), l’eliminazione delle barriere architettoniche che non alteri la sagoma, le opere temporanee e alcune installazioni.
Attenzione a due trappole. La prima: sostituire un infisso con le stesse caratteristiche è libera; cambiarne dimensione, forma o materiale spesso non lo è. La seconda: le regioni e i comuni possono avere regolamenti propri, e nei centri storici o su immobili vincolati anche un intervento leggero richiede autorizzazioni ulteriori.
CILA: si comunica e si parte
La comunicazione di inizio lavori asseverata serve per gli interventi che non rientrano nell’edilizia libera e non toccano le parti strutturali: tipicamente la manutenzione straordinaria senza opere strutturali.
Il caso classico è la ristrutturazione interna di un appartamento: spostare tramezze non portanti, rifare impianti, cambiare la distribuzione dei locali, rifare un bagno spostando gli scarichi. Un tecnico assevera che l’intervento è conforme, si deposita in Comune e i lavori possono iniziare subito.
Per la maggior parte dei lavori che un artigiano fa in casa di un privato, la CILA è il titolo giusto.
SCIA: segnalazione, con progetto
La segnalazione certificata di inizio attività serve quando si va oltre: interventi di manutenzione straordinaria che riguardano parti strutturali, restauro e risanamento conservativo su parti strutturali, e le ristrutturazioni edilizie cosiddette leggere, cioè quelle che non cambiano volume, sagoma e destinazione d’uso in modo rilevante.
Anche qui i lavori possono iniziare dalla presentazione, ma servono elaborati progettuali e, quando ci sono opere strutturali, il deposito al genio civile o allo sportello competente.
Permesso di costruire: si aspetta
Serve per le nuove costruzioni, per le ristrutturazioni edilizie pesanti, per gli interventi che cambiano volumetria, sagoma, prospetti o destinazione d’uso in modo rilevante. A differenza dei casi precedenti, qui non si parte alla presentazione: serve il provvedimento del Comune. In alternativa, in alcuni casi, è ammessa una SCIA sostitutiva del permesso.
Quello che devi chiedere al cliente, prima di iniziare
Tre domande, e una richiesta.
- Che tipo di intervento è, secondo il suo tecnico.
- Qual è il titolo edilizio e a che punto è.
- Ci sono vincoli: immobile storico, paesaggistico, condominiale.
E la richiesta: una copia del titolo, o della ricevuta di deposito. Non per burocrazia, ma perché se un giorno arriva un controllo, la domanda che ti faranno è se sapevi. Avere la copia nel fascicolo del lavoro è la risposta.
Se il cliente ti dice che «non serve niente» per un lavoro che a te sembra una ristrutturazione, metti per iscritto nel preventivo che l’esecuzione è subordinata alla presenza del titolo edilizio, a cura del committente. È una riga che ti toglie dalla catena delle responsabilità.
Il collegamento con le detrazioni
Le detrazioni per il recupero del patrimonio edilizio richiedono che l’intervento sia legittimo. Se manca il titolo, o se quello presentato non copre quello che è stato fatto, la detrazione può essere contestata anni dopo, con recupero delle somme e sanzioni.
Ed è qui che il problema torna da te, perché il cliente che perde una detrazione da diecimila euro cerca un responsabile. Nei lavori agevolati, la copia del titolo edilizio nel fascicolo è utile quanto il bonifico fatto bene, di cui parliamo nell’articolo sul bonifico parlante.
Il condominio, che complica tutto
Se il lavoro tocca parti comuni, facciate, o se richiede il ponteggio sul cortile, oltre al titolo edilizio serve una delibera dell’assemblea o almeno l’autorizzazione dell’amministratore. Anche per opere interne, il regolamento di condominio può porre limiti su orari, rumori e carichi.
La domanda da fare al cliente è semplice: «hai l’autorizzazione del condominio?». Averla scritta evita di dover smontare un ponteggio a metà lavoro.
Cosa cambia per te, in pratica
Niente di quello che scrivi qui sopra ti trasforma in un tecnico, e non devi esserlo. Ti servono tre cose sole: sapere riconoscere quando un lavoro sta uscendo dall’edilizia libera, chiedere la copia del titolo prima di iniziare, e scrivere nel preventivo che il titolo è a carico del committente.
Sono tre minuti per lavoro, e coprono il rischio più grande che un artigiano corre senza saperlo.
In Taskiro i documenti che devono esistere prima di aprire un cantiere stanno attaccati al lavoro: se manca il titolo edilizio, la pratica resta segnata come incompleta e il lavoro non risulta pronto per partire. È un promemoria, non un permesso: la pratica la presenta il tecnico del cliente.
Entra in lista d’attesa- 01D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico edilizia), artt. 6, 6-bis, 10, 22 e 23
- 02D.M. 2 marzo 2018 (Glossario unico dell’edilizia libera)
- 03D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR), art. 16-bis (detrazione per interventi di recupero)
Questo articolo spiega le regole in modo generale e non sostituisce il parere del tuo commercialista o del tuo consulente sul caso specifico. Gli esempi con nomi e numeri sono dimostrativi.