Acconto, caparra e anticipo: tre parole diverse, tre conseguenze diverse
Se il cliente si tira indietro, con l’acconto restituisci tutto, con la caparra confirmatoria no. È una parola sola nel preventivo e cambia chi paga il danno. Cosa scrivere, come si fattura, e la ricevuta da far firmare. Con un modello Excel.
Yassine Toumi6 minuti
Chiedi il trenta per cento all’ordine e lo chiami acconto, perché lo chiamano così tutti. Poi il cliente cambia idea, ti chiede indietro i soldi, e scopri che devi restituirli tutti. Se avessi scritto un’altra parola, la storia finiva diversamente.
Sono tre parole con tre effetti giuridici distinti, e la differenza si gioca in una riga del preventivo.
Acconto
È un anticipo sul prezzo. Non è una garanzia: è una parte del pagamento, versata prima.
Se il contratto salta, l’acconto si restituisce per intero, chiunque sia stato a tirarsi indietro. Chi ha subito il danno potrà chiederlo, ma in un’altra sede e dovendolo provare: l’acconto in sé non risarcisce nulla.
È la scelta giusta quando il rapporto è consolidato e vuoi solo coprire l’esborso iniziale per i materiali.
Caparra confirmatoria
È la parola che protegge, ed è regolata dall’articolo 1385 del codice civile. Funziona così:
- se il cliente non adempie, tu trattieni la caparra;
- se tu non adempi, il cliente può chiederti il doppio di quanto ha versato;
- se tutto va bene, la caparra si imputa al prezzo, cioè si scala esattamente come un acconto.
È simmetrica, e questo è il punto: non è una furbizia a tuo favore, è un meccanismo che vincola entrambi. Proprio per questo regge davanti a un giudice e un cliente ragionevole la accetta.
Va scritta con il suo nome: «la somma di X euro è versata a titolo di caparra confirmatoria ai sensi dell’articolo 1385 del codice civile». La parola conta: senza, si presume acconto.
Caparra penitenziale
È diversa, e quasi sempre non è quello che vuoi. Regolata dall’articolo 1386, è il prezzo del recesso: chi si tira indietro perde la caparra (o restituisce il doppio) e la faccenda finisce lì, senza poter chiedere altro.
In pratica autorizza il cliente a cambiare idea pagando una penale. Serve in casi particolari, non nell’edilizia comune.
Quanto chiedere
Non c’è una regola di legge. Nella pratica:
- 20-30% all’ordine su lavori brevi, che copre i materiali e il primo impegno;
- su lavori lunghi, meglio un acconto contenuto più stati di avanzamento frequenti: è più equilibrato per il cliente e più sicuro per te. Ne parliamo nell’articolo sul SAL;
- se il cliente fornisce i materiali, l’acconto può essere più basso, perché il tuo esborso iniziale è minore.
Una caparra molto alta su un lavoro piccolo è un segnale di sfiducia e fa perdere lavori. Una caparra assente su un lavoro grosso è un rischio che ti prendi tu.
Come si fattura
Qui c’è una differenza che conta.
L’acconto va fatturato. Per le prestazioni di servizi l’operazione si considera effettuata al momento del pagamento, quindi quando incassi un acconto emetti la fattura per quell’importo, con l’IVA.
La caparra confirmatoria, finché resta caparra, non è un corrispettivo: ha funzione di garanzia e fuori dal campo IVA. Diventa imponibile nel momento in cui viene imputata al prezzo, cioè quando il lavoro parte e la scali.
In pratica, per non complicarsi la vita, molte imprese chiedono una caparra confirmatoria e la imputano subito all’inizio dei lavori, emettendo in quel momento la fattura di acconto. È la soluzione più semplice, e va concordata con il commercialista, perché il trattamento dipende da come è scritta.
La ricevuta: il foglio che nessuno fa
Quando incassi, dai una ricevuta. Non è la fattura: è la prova immediata di cosa hai ricevuto e a che titolo. Deve dire:
- data, importo, modalità di pagamento;
- a quale titolo: acconto, caparra confirmatoria, caparra penitenziale;
- a quale preventivo o contratto si riferisce;
- quanto resta da versare, e quando.
Quest’ultima riga fa più di quanto sembri: mette per iscritto la scadenza successiva, e i clienti pagano meglio quando la vedono scritta.
Il contante, e il limite da conoscere
I pagamenti in contanti hanno un limite di importo fissato dalla legge, che negli ultimi anni è cambiato più volte. Sopra quella soglia il pagamento deve essere tracciato, e la violazione è sanzionata per entrambi, chi paga e chi incassa.
Due conseguenze pratiche: verifica il limite in vigore prima di accettare contante per un acconto importante, e ricorda che per i lavori che danno diritto alle detrazioni il pagamento deve comunque avvenire con bonifico dedicato, altrimenti il cliente perde l’agevolazione. Ne parliamo nell’articolo sul bonifico parlante.
La riga da mettere nel preventivo
Una sola, e decide tutto:
«A titolo di caparra confirmatoria ai sensi dell’art. 1385 c.c., alla firma è dovuto il 30% dell’importo, che sarà imputato al prezzo. Il saldo secondo gli stati di avanzamento indicati.»
Cambiando «caparra confirmatoria» in «acconto», la stessa frase ti lascia senza protezione. È la modifica più economica che puoi fare ai tuoi preventivi.
Il modello: come è fatto
Un foglio per la ricevuta, con la formula esatta per ciascuno dei tre titoli, così non si sbaglia la parola; e un secondo foglio che tiene il riepilogo dei versamenti di un lavoro: data, titolo, importo, residuo. Le celle grigie sono formule.
In Taskiro quello che il cliente ha già versato resta attaccato alla pratica del lavoro: l’acconto si scala dal primo stato di avanzamento e quello che manca all’incasso si vede sulla stessa pagina del lavoro, non in un foglio a parte.
Entra in lista d’attesa- 01Codice civile, art. 1385 (caparra confirmatoria) e art. 1386 (caparra penitenziale)
- 02D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 6 (momento di effettuazione) e art. 21 (fattura)
Questo articolo spiega le regole in modo generale e non sostituisce il parere del tuo commercialista o del tuo consulente sul caso specifico. Gli esempi con nomi e numeri sono dimostrativi.