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Quanto costa davvero un operaio all’impresa: il calcolo del costo orario

Il costo vero di un operaio non è lo stipendio diviso le ore del contratto. Le tre voci che si dimenticano sempre, il denominatore giusto (le ore lavorabili, non quelle teoriche), un esempio con i numeri e il foglio Excel per rifare il conto con i tuoi.

Yassine Toumi7 minuti

Quasi tutti fanno lo stesso conto: stipendio lordo annuo diviso le ore del contratto. Il numero che esce è comodo, è basso, e ci si costruiscono sopra i preventivi di tutto l’anno. È sbagliato per due motivi indipendenti, e i due errori vanno nella stessa direzione: fanno sembrare il lavoro più redditizio di quanto sia.

Errore uno: il numeratore è più grande dello stipendio

Quello che l’impresa spende per una persona in un anno non è la sua retribuzione. È questa somma:

Voce Cos’è
Retribuzione diretta le ore davvero lavorate, pagate
Retribuzione indiretta ferie, festività, permessi, tredicesima e quattordicesima
Retribuzione differita il TFR che matura ogni mese
Contributi a carico dell’impresa la quota INPS che paghi tu, non il lavoratore
INAIL il premio, che dipende dalla lavorazione
Cassa Edile in edilizia, la contribuzione alla Cassa della tua provincia
Costi accessori visita medica, formazione, DPI, vestiario

Le voci che spariscono più spesso dai conti sono le ultime tre. La Cassa Edile in particolare: le aliquote sono provinciali, cambiano da Parma a Reggio, e vanno prese dalla tua Cassa, non da un articolo.

Errore due: il denominatore è più piccolo delle ore del contratto

Cinquantadue settimane per quaranta ore fanno 2.080 ore. Nessuno le lavora.

Togli, nell’ordine:

  • le ferie, almeno quattro settimane per legge;
  • le festività, undici nazionali più il patrono;
  • i permessi retribuiti previsti dal contratto collettivo;
  • le assenze reali: malattia, infortuni, permessi non retribuiti;
  • in edilizia, le ore perse per maltempo e per cause esterne.

Quello che resta sono le ore lavorabili, e sono quelle su cui devi dividere. Fra 2.080 e il numero vero c’è una differenza che spesso supera il quindici per cento: da sola, sbaglia il margine di ogni preventivo dell’anno.

Il conto, con numeri di esempio

I numeri qui sotto sono di esempio e servono a far vedere la forma del calcolo. I tuoi stanno nelle buste paga, nell’F24 e negli avvisi della tua Cassa Edile provinciale.

Costo annuo

Voce Importo
Retribuzione lorda annua (diretta e indiretta) 26.000 €
TFR maturato nell’anno 1.930 €
Contributi a carico impresa 8.400 €
INAIL 1.200 €
Cassa Edile 2.600 €
Formazione, visite, DPI, vestiario 700 €
Totale costo annuo 40.830 €

Ore lavorabili

Voce Ore
Ore teoriche (52 × 40) 2.080
meno ferie (4 settimane) −160
meno festività (12 giorni) −96
meno permessi da contratto −88
meno assenze reali (media degli ultimi due anni) −120
Ore lavorabili 1.616

Costo orario = 40.830 ÷ 1.616 = 25,27 €/ora.

Il conto sbagliato che quasi tutti fanno sarebbe stato 26.000 ÷ 2.080 = 12,50 €/ora. Non è un errore di rifinitura: è il doppio.

Cosa farci, una volta che hai il numero

Non è il prezzo. È il pavimento. Sotto quello perdi, e basta. Il prezzo orario che metti in preventivo deve coprire anche i costi che non stanno su nessuna persona: il furgone, il capannone, l’assicurazione, il tempo dell’ufficio, e il margine che vuoi tenere.

Non è uguale per tutti. Un operaio specializzato con dieci anni di anzianità e un apprendista hanno due costi diversi. Una media aziendale va bene per farsi un’idea, non per prezzare un lavoro fatto da una squadra precisa.

Va rifatto una volta l’anno, e ogni volta che rinnovano il contratto collettivo o che cambiano le aliquote della Cassa.

Gli errori che restano anche a chi fa il conto bene

  1. Usare le ore teoriche del preventivo come ore reali. Se hai previsto 80 ore e la squadra ne ha fatte 96, il costo è di 96. Il preventivo non è una misura.
  2. Dimenticare le ore di viaggio e di carico. Sono ore pagate. Se non le conti nel preventivo, escono dal margine.
  3. Contare l’apprendista come un operaio. Costa meno e produce meno: entrambe le cose vanno nel conto.
  4. Non contare il proprio tempo. Se sei un artigiano che lavora in cantiere, il tuo costo esiste. Non metterlo significa scoprire a fine anno che hai lavorato gratis su qualche lavoro.

In breve

Il costo orario vero è il costo annuo completo diviso le ore davvero lavorabili, non lo stipendio diviso le ore del contratto. La differenza fra i due conti è spesso il doppio, e vive dentro ogni preventivo finché non la si misura. Il foglio qui sopra fa il conto con i tuoi numeri; il resto è ricordarsi di rifarlo una volta l’anno.

Come lo fa Taskiro

In Taskiro il costo orario di ogni persona sta sulla sua scheda, e le ore registrate in cantiere diventano costo sul lavoro giusto con quel valore. Il margine di una commessa nasce dalle ore vere delle persone vere, non da una media.

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Fonti
  1. 01D.Lgs. 8 aprile 2003, n. 66, art. 10 (ferie annuali, minimo quattro settimane)
  2. 02Codice civile, art. 2120 (trattamento di fine rapporto)

Questo articolo spiega le regole in modo generale e non sostituisce il parere del tuo commercialista o del tuo consulente sul caso specifico. Gli esempi con nomi e numeri sono dimostrativi.

Ogni lavoro, seguito. Ogni decisione, tua.

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