Beni significativi: come si calcola l’IVA al 10% sul preventivo
Se fai manutenzione o ristrutturazione in casa di un privato, l’IVA al 10% sembra semplice: e invece c’è una regola che fa sbagliare metà dei preventivi. Si chiama «beni significativi», e riguarda caldaie, infissi, sanitari, condizionatori e pochi altri. Qui c’è la regola per intero, con un esempio.
Yassine Toumi6 minuti
Quando vale l’IVA al 10%
L’aliquota ridotta del 10% si applica agli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria su immobili a prevalente destinazione abitativa privata (art. 7, comma 1, lettera b, della legge 488/1999). Vale per la prestazione nel suo insieme: manodopera e materiali forniti dall’impresa che esegue il lavoro.
La regola ha un’eccezione, ed è quella che conta: i beni «significativi».
Quali sono i beni significativi
L’elenco è chiuso e sta nel decreto del Ministero delle Finanze del 29 dicembre 1999:
- ascensori e montacarichi
- infissi esterni e interni
- caldaie
- videocitofoni
- apparecchiature di condizionamento e riciclo dell’aria
- sanitari e rubinetteria da bagno
- impianti di sicurezza
La regola: il 10% sul bene solo fino al valore del resto
Sul bene significativo l’IVA al 10% si applica solo fino a concorrenza del valore della prestazione al netto del bene stesso — cioè manodopera più gli altri materiali. La parte del bene che supera quel valore va al 22%.
Detto in una riga: prendi il totale del lavoro, togli il bene significativo, e quello che resta è il tetto entro cui anche il bene sta al 10%.
Un esempio con i numeri
Sostituzione di una caldaia in un appartamento. Totale dell’intervento 10.000 € (IVA esclusa), di cui 6.000 € la caldaia e 4.000 € manodopera e materiali di consumo.
Il «resto» vale 4.000 €. Quindi: 4.000 € di manodopera al 10%; della caldaia, 4.000 € al 10% (fino a concorrenza) e i restanti 2.000 € al 22%. In totale: 8.000 € al 10% e 2.000 € al 22%.
Se invece la caldaia costasse 3.500 € e il resto 6.500 €, il bene starebbe tutto sotto il tetto: tutto al 10%. La regola morde solo quando il bene vale più del resto.
Cosa scrivere in fattura
In fattura va indicato separatamente il valore dei beni significativi rispetto alla prestazione, così che la parte al 10% e quella al 22% siano leggibili. Dal 2018 (legge 205/2017, poi circolare 15/E dell’Agenzia delle Entrate) è chiarito che le parti staccate e i componenti del bene concorrono al suo valore, e che se il bene lo produce l’installatore stesso il valore da indicare è quello delle materie prime più la manodopera impiegata per produrlo.
Gli errori che vediamo più spesso
- Mettere tutto al 10% «perché è ristrutturazione»: sul bene che supera il resto è un’IVA sbagliata, e la differenza la chiede l’Agenzia.
- Mettere tutto al 22% per prudenza: il cliente paga di più del dovuto, e il preventivo perde contro chi lo fa giusto.
- Dimenticare che i beni significativi valgono solo sulle abitazioni private: su un capannone o un ufficio la regola non c’è.
In Taskiro il preventivo lo sa da solo: segni la riga come bene significativo, e l’IVA si spacca fra 10% e 22% come vuole la norma, riga per riga. La fattura eredita le stesse righe.
Provalo su un lavoro tuo- 01Legge 23 dicembre 1999, n. 488, art. 7, comma 1, lettera b
- 02D.M. 29 dicembre 1999 — individuazione dei beni significativi
- 03Agenzia delle Entrate, circolare 15/E del 12 luglio 2018
Questa guida spiega le regole in modo generale e non sostituisce il parere del tuo commercialista o del tuo consulente per la sicurezza sul caso specifico.