I tre verbali di un lavoro: consegna, ultimazione e regolare esecuzione
Tre fogli che quasi nessuno firma e che decidono da quando corrono i tempi, quando finisce il lavoro e quando scattano le garanzie. Cosa cambia fra lavori privati e pubblici, cosa dicono gli articoli del codice civile, e cosa scrivere in ognuno. Con un modello Excel con i tre verbali.
Yassine Toumi8 minuti
Un lavoro ha tre momenti che valgono più di ogni altro: quando comincia, quando finisce e quando il cliente dice che va bene. Sono tre date, e da ognuna parte un orologio diverso. Nei lavori pubblici hanno un nome e un modulo. Nei lavori privati non li fa quasi nessuno, e per questo quasi tutte le discussioni fra artigiano e cliente nascono proprio lì: nessuno sa più quando è cominciato, quando è finito, se è stato accettato.
Bastano tre fogli e cinque minuti ciascuno.
Il primo: la consegna del cantiere
Cosa dice. Che in una certa data il cliente ti ha messo a disposizione il posto dove lavorare, in certe condizioni.
A cosa serve. A far partire i tempi. Se nel preventivo hai scritto «venti giorni lavorativi», quei venti giorni partono da lì, non dalla firma del preventivo. È la difesa più efficace contro l’accusa di ritardo, perché nove volte su dieci il ritardo nasce da un cantiere consegnato tardi o non liberato.
Cosa scrivere.
- data e ora, luogo, chi c’era;
- stato dei luoghi: cosa hai trovato. È la parte che conta di più, ed è quella che si fa con le fotografie. Crepe già presenti, pavimenti rovinati, muri umidi, mobili ancora dentro;
- cosa è disponibile: energia elettrica, acqua, un bagno, un posto dove tenere i materiali, dove parcheggiare, gli orari in cui si può entrare;
- cosa manca e chi deve procurarlo;
- la data di inizio effettiva e quella di fine prevista.
Le fotografie dello stato dei luoghi valgono più del testo. Sono quelle che evitano di pagare a fine lavoro una crepa che c’era già.
Il secondo: l’ultimazione dei lavori
Cosa dice. Che in una certa data hai finito quello che dovevi fare.
A cosa serve. A fermare l’orologio dei tempi, a far partire quello della garanzia, e a far scattare il termine entro cui il cliente deve verificare.
Cosa scrivere.
- data di ultimazione;
- cosa è stato eseguito, con il riferimento alle voci del preventivo;
- eventuali riserve: lavorazioni non eseguite per causa del cliente, materiali che ha fornito lui, varianti concordate in corso d’opera;
- l’invito formale al cliente a verificare l’opera.
Quest’ultima riga sembra una formalità e non lo è. Il codice civile dice che il committente ha diritto di verificare l’opera prima di riceverla, e che se, invitato, non procede alla verifica senza giusto motivo, l’opera si considera accettata (articolo 1665). Se non lo inviti mai, quella presunzione non scatta e resti appeso.
Il terzo: l’accettazione, o il certificato di regolare esecuzione
Qui i lavori privati e quelli pubblici si separano, ed è la confusione che genera metà delle ricerche su questo tema.
Nei lavori privati non esiste per legge nessun «certificato di regolare esecuzione». Esiste l’accettazione dell’opera, che è un atto del committente e che si può mettere per iscritto in un verbale. È il documento più importante dei tre, perché l’accettazione produce tre effetti immediati:
- fa nascere il diritto al pagamento del saldo;
- libera l’appaltatore dalla responsabilità per i vizi apparenti, cioè quelli che si vedevano al momento della verifica;
- lascia in piedi la responsabilità per i vizi occulti, che il cliente deve denunciare entro 60 giorni dalla scoperta e far valere entro due anni dalla consegna (articolo 1667), e quella per rovina e gravi difetti degli edifici, che dura dieci anni (articolo 1669).
Nei lavori pubblici il certificato di regolare esecuzione esiste davvero ed è regolato dall’articolo 28 dell’Allegato II.14 al Codice dei contratti pubblici. Lo emette il direttore dei lavori entro tre mesi dall’ultimazione, e sotto certe soglie sostituisce il collaudo. Se stai cercando un fac simile perché lavori per un Comune, la cosa da sapere è che quel certificato non lo scrivi tu: lo scrive il direttore dei lavori, e a te arriva da firmare.
Perché conviene anche in una casa privata
Perché senza questi tre fogli, a distanza di sei mesi, non hai nessuna risposta alle uniche tre domande che contano in una contestazione: quando hai iniziato, quando hai finito, il cliente aveva accettato.
E c’è un vantaggio pratico immediato: il verbale di accettazione firmato è il documento che ti permette di emettere il saldo senza discutere. Molti artigiani aspettano che il cliente «si faccia vivo»; chi fa firmare l’accettazione incassa prima.
L’errore più comune
Far firmare l’accettazione insieme al saldo, come se fossero la stessa cosa. Non lo sono: l’accettazione è la dichiarazione che il lavoro va bene, il pagamento è la conseguenza. Se li unisci, il cliente che non vuole pagare subito non firma neanche l’accettazione, e resti senza entrambi.
Fai firmare prima l’accettazione, con le eventuali riserve scritte, e poi emetti la fattura di saldo.
Le riserve: come si scrivono senza litigare
Una riserva non è un litigio, è una registrazione. Se il cliente dice che una porta non chiude bene, si scrive nel verbale: «il committente segnala che la porta della camera non chiude correttamente; l’impresa interverrà entro il giorno tale». Firmate entrambi.
Così il resto dell’opera risulta accettato, il punto aperto è uno solo, ed è scritto. Senza il verbale, quella stessa frase detta a voce diventa «il lavoro non è finito», e blocca il saldo intero.
Il modello: come è fatto
Un file con tre fogli, uno per verbale. Ognuno ha l’intestazione con i dati del lavoro e delle parti, i campi propri di quel momento, lo spazio per le riserve e le due firme. Nel verbale di consegna c’è un elenco per lo stato dei luoghi e un promemoria per le fotografie; in quello di ultimazione, l’invito formale alla verifica; in quello di accettazione, il richiamo agli articoli che regolano le garanzie, così il cliente sa cosa sta firmando e tu sai cosa stai ottenendo.
In Taskiro le date che contano stanno sulla pratica del lavoro: da quando è stato consegnato il cantiere, quando è stato dichiarato finito, quando il cliente ha accettato. Da quelle date partono da sole le scadenze della garanzia e i promemoria per la manutenzione.
Entra in lista d’attesa- 01Codice civile, artt. 1662, 1665, 1667 e 1669 (verifica, accettazione, difformità e vizi, rovina e gravi difetti)
- 02D.Lgs. 31 marzo 2023, n. 36, Allegato II.14, art. 28 (certificato di regolare esecuzione)
Questo articolo spiega le regole in modo generale e non sostituisce il parere del tuo commercialista o del tuo consulente sul caso specifico. Gli esempi con nomi e numeri sono dimostrativi.